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Nel tempo dell’incertezza, vince il desiderio di connettersi con gli altri
Il 59° Rapporto Censis racconta un’Italia attraversata da fragilità strutturali e da una diffusa incertezza, ma anche da una vitalità quotidiana che continua a emergere. Un quadro complesso che invita a riflettere su cosa tiene insieme una società quando le pr(e/omesse) del passato non bastano più.

Un’Italia che non si arrende, anche se non ha più certezze consolidate. È questa l’immagine che emerge dal 59° Rapporto Censis che definisce l’attuale momento storico come “età selvaggia, del ferro e del fuoco”, dove non sono più soltanto le variabili economiche a orientare il cambiamento, ma anche altri fattori profondi: paure identitarie, disillusione politica, bisogno di protezione, ricerca di riconoscimento. Eppure, come sottolinea il Rapporto, “non ci siamo arresi alla profezia dell’apocalisse”. Ed è proprio qui che si innesta il filo rosso dell’intero documento.
Il sistema mostra segni di fragilità evidenti. Il peso del “Grande Debito” riduce gli spazi di manovra dello Stato e accelera il passaggio verso una società “post-welfare”, in cui la capacità pubblica di proteggere e includere si assottiglia, lasciando molte persone senza reti certe. Dove si spende più per interessi (85,6 miliardi) che per investimenti (78,3 miliardi). Allo stesso tempo, la lunga fase di “autunno industriale” alimenta il rischio di una vera “deindustrializzazione”, soprattutto in comparti storici della manifattura italiana.

Lo stesso accade nel lavoro. Il Rapporto evidenzia una crescente “senilizzazione del mercato del lavoro”con l’84% della nuova occupazione tra 2023 e 2024 assorbita dagli over 50 e giovani sempre più distanti dal mondo occupazionale. Il ceto medio, colpito da quella che il Censis definisce “febbre”, non crolla, ma vive in uno stato di tensione permanente, fatto di precarietà, stagnazione dei redditi, progressiva perdita di centralità. È una società che resta in equilibrio, spesso grazie a una forte capacità di arrangiamento e a un senso pratico che continua a fare da ammortizzatore.
Alla fragilità economica si somma una crisi di fiducia diffusa. Il 72% degli italiani non ha fiducia nei partiti e il 63% pensa che siano finiti i sogni collettivi. La politica perde credibilità, la partecipazione flette. Ma anche qui il dato interessante è ciò che non accade: non esplode la rabbia, non cresce una radicalizzazione diffusa. Prevale una forma di ritiro silenzioso, una gestione individuale del presente che evita il conflitto aperto e cerca stabilità nella vita quotidiana, rifugiandosi spesso nel privato, più che nel confronto pubblico.
Ed è proprio nella quotidianità che il Rapporto intercetta il segnale più interessante. Nonostante tutto, gli italiani continuano a investire nella vita: nelle relazioni, nel tempo condiviso, nella ricerca di benessere. Il Censis parla apertamente di una vitalità che non è evasione, ma strategia di equilibrio. Una scelta concreta di restare connessi agli altri, di non rinunciare al piacere di vivere, anche in un contesto incerto e frammentato. È una risposta silenziosa, ma potente, che attraversa tutte le generazioni.

Lo stesso vale per la cultura, che sempre più diventa esperienza e occasione di incontro. Nonostante la riduzione della spesa tradizionale, cresce la partecipazione a eventi, mostre, concerti, viaggi culturali. La cultura torna ad essere spazio relazionale, luogo in cui riconoscersi parte di qualcosa di più grande. Un bisogno di appartenenza che attraversa anche tutti i territori.
In fondo, il messaggio che attraversa il 59° Rapporto Censis è meno cupo di quanto possa sembrare. In un tempo di incertezza diffusa, la vera risorsa non è solo la capacità di resistere, ma quella di attivarsi insieme. La vitalità che emerge non serve soltanto a mantenere un equilibrio individuale, ma diventa una spinta collettiva: il confronto, la condivisione, l’essere parte di una comunità restituiscono coraggio e rendono possibile immaginare un movimento in avanti, anche quando lo scenario resta instabile.
È nelle relazioni che si genera la forza per affrontare l’incertezza: stare insieme dà coraggio, moltiplica le energie e riapre lo spazio del possibile. Non si tratta di negare le difficoltà - quelle si presentano ogni giorno - ma di non affrontarle da soli. Noi di Teddy riconosciamo in questa dinamica un valore fondante del nostro modo di fare impresa. Perché anche nell’“età selvaggia”, non è l’isolamento a farci avanzare, ma la scelta di camminare insieme, seguendo il nostro Sogno.